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La Commissione di studio sul TPL viene istituita con il compito di analizzare il funzionamento attuale del settore, metterne in luce criticità e inefficienze e infine definire prospettive e linee d’intervento per un miglioramento che vada nella direzione degli obiettivi previsti dal PNRR. Il quadro delineato nella relazione porta all’individuazione di alcuni obiettivi di sviluppo, ai quali dovrebbe essere orientata l’azione di governo del settore: obiettivi che attengono alla qualità del servizio e alla sua  sostenibilità in termini ambientali ed economici.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che, come è noto, dedica il quaranta per cento degli investimenti previsti agli obiettivi di transizione ecologica, pone l’obiettivo dello spostamento di almeno il 10 per cento del traffico dalle auto private al trasporto pubblico, con lo scopo di una riduzione dell’inquinamento ambientale.

Il rapporto della Commissione sottolinea come l’utilizzo dell’auto privata sul totale dei viaggi in Italia è di oltre il 60 per cento (1), mentre l’utilizzo di sistemi pubblici di trasporto è solo del 10 per cento circa, con le conseguenze che tutti viviamo in termini di congestione,  inquinamento, sicurezza e ricadute sulla salute pubblica. A tal proposito è chiara la considerazione della Commissione: <<il trasporto (privato) in sé è responsabile di una parte significativa delle emissioni e che il trasporto pubblico ha le potenzialità di razionalizzare tale forma di “consumo” dell’ambiente e di ridurre in modo significativo l’impatto ambientale>>.

Riuscire a spostare questa quota di domanda di mobilità dal trasporto privato al trasporto pubblico è impresa impegnativa e complessa, in particolare in un momento storico che vede da un lato una riduzione effettiva della domanda (aumento dello smart working) e dall’altro una sfiducia nel trasporto pubblico (percepito come fonte luogo di contatti e possibilità di contagio. Attrarre utenti verso la scelta del trasporto pubblico.

Impresa impegnativa perché richiede risorse: “è necessario essere consapevoli che le innovazioni per migliorare il servizio di trasporto pubblico locale sono costose e che ciò potrà comportare un incremento del finanziamento pubblico e, in particolare, del Fondo nazionale trasporti”.

Impresa complessa perché deve essere rivisto il sistema stesso del trasporto pubblico come servizio, cioè come sistema che mi consente di scegliere in tempo reale la modalità, tra diverse possibilità a disposizione, di muovermi in maniera sicura ed efficace.

Si parla quindi di integrazione tra diversi servizi, secondo il modello definito  dall’espressione Mobility as a service (Maas): diversi servizi, pubblici e privati, vengono coordinati e resi accessibili dall’utente attraverso il proprio smartphone tramite una piattaforma digitale unitaria, che consente di coordinare la digitalizzazione di funzioni come la vendita del titolo di viaggio e il controllo sul suo utilizzo, la fornitura di informazioni in tempo reale.

Il lavoro della Commissione ha toccato sia gli aspetti normativi (evidenziando l’esigenza di un riordino della disciplina normativa in materia (2), oltre ad “un certo grado di inattuazione delle previsioni normative” dovuto sostanzialmente alla complessità della materia e dei soggetti in capo ad essa) che gli aspetti economici-finanziari.

Per quanto attiene a quest’ultimo aspetto, è interessante rilevare come il finanziamento del settore è solo in parte coperto dalle entrate provenienti da coloro che effettivamente utilizzano il servizio, cioè dai biglietti venduti, e ricade per oltre il 60% sulla fiscalità generale, cioè sui contributi statali al trasporto pubblico.

Posto che sia obiettivo prioritario, come indicato dalla relazione della Commissione, lavorare a livello normativo e amministrativo sugli ampi margini di miglioramento dei meccanismi di finanziamento del settore, ciò che emerge è la necessità imprescindibile di una maggiore quantità di risorse da dedicare al trasporto pubblico locale, risorse attualmente insufficienti.

Per ottenere lo spostamento di quella quota del 10% di domanda dal trasporto privato al trasporto pubblico, sono necessarie risorse mirate: non soltanto contributi per la sostituzione del parco veicoli con nuovi mezzi elettrici, ma per il miglioramento del servizio all’utente, nella direzione del modello Maas

Più modestamente, si potrebbe cominciare con il mettere in rete i servizi esistenti, migliorare l’informazione e la comunicazione tra domanda e offerta, offrire possibilità di scambio modale comode e sicure (progettazione unitaria e coordinata tra parcheggi auto, piste ciclabili, pensiline per l’attesa degli autobus, stazioni ferroviarie).

https://www.mit.gov.it/comunicazione/news/il-ministro-giovannini-ha-trasmesso-al-parlamento-la-relazione-della-commissione

(1) “L’elaborazione di un codice o testo unico potrebbe consentire di operare una ricognizione della disciplina vigente, di ricondurla a sistema e di distinguere tra i princìpi e gli obiettivi di lungo termine, da un lato, e la disciplina di dettaglio, dall’altro, attribuendo la giusta centralità ai primi.”

(2)  “le auto private sono il mezzo di trasporto più utilizzato in Italia: nel 2019, su 36 milioni di persone over 18, almeno 2 persone su 3 hanno usato ogni giorno l’auto”.